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NELL'ATTESA DI TEMPI MIGLIORI LIMITIAMOCI
A CONSTATARE CHE I TEMPI SONO SEMPRE QUELLI!
DOPO IL 25 APRILE E TUTTO IL RESTO
DON RAFFAÈ 
Io mi chiamo Pasquale Cafiero
e son brigadiere del carcere oinè
io mi chiamo Cafiero Pasquale
sto a Poggio Reale dal '53
e al centesimo catenaccio
alla sera mi sento uno straccio
per fortuna che al braccio speciale
c'è un uomo geniale che parla co' me 
Tutto il giorno con quattro infamoni
briganti, papponi, cornuti e lacchè
tutte l'ore cò 'sta fetenzia
che sputa minaccia e s'à piglia cò me
ma alla fine m'assetto papale
mi sbottono e mi leggo 'o giornale
mi consiglio con don Raffae'
mi spiega che penso e bevimm'ò cafè
A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà
Prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa
si costerna, s'indigna, s'impegna
poi getta la spugna con gran dignità
mi scervello e mi asciugo la fronte
per fortuna c'è chi mi risponde
a quell'uomo sceltissimo immenso
io chiedo consenso a don Raffaè
Un galantuomo che tiene sei figli
ha chiesto una casa e ci danno consigli
mentre 'o assessore che Dio lo perdoni
'ndrento a 'e roullotte ci tiene i visoni
voi vi basta una mossa una voce
c'ha 'sto Cristo ci levano 'a croce
con rispetto s'è fatto le tre
volite 'a spremuta o volite 'o cafè
A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà
A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà
Qui ci stà l'inflazione, la svalutazione
e la borsa ce l'ha chi ce l'ha
io non tengo compendio che chillo stipendio
e un ambo se sogno 'a papà
aggiungete mia figlia Innocenza
vuo' marito non tiene pazienza
non chiedo la grazia pe' me
vi faccio la barba o la fate da sé
Voi tenete un cappotto cammello
che al maxi processo eravate 'o chiù bello
un vestito gessato marrone
così ci è sembrato alla televisione
pe' 'ste nozze vi prego Eccellenza
mi prestasse pe' fare presenza
io già tengo le scarpe e 'o gillè
gradite 'o Campari o volite 'o cafè
A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà
A che bell'ò cafè
pure in carcere 'o sanno fa
co' à ricetta ch'à Ciccirinella
compagno di cella
ci ha dato mammà
Qui non c'è più decoro le carceri d'oro
ma chi l'ha mi viste chissà
chiste so' fatiscienti pe' chisto i fetienti
se tengono l'immunità
don Raffaè voi politicamente
io ve lo giuro sarebbe 'no santo
ma 'ca dinto voi state a pagà
e fora chiss'atre se stanno a spassà
A proposito tengo 'no frate
che da quindici anni sta disoccupato
chill'ha fatto quaranta concorsi
novanta domande e duecento ricorsi
voi che date conforto e lavoro
Eminenza vi bacio v'imploro
chillo duorme co' mamma e co' me
che crema d'Arabia ch'è chisto cafè
quel tremendo 1 Maggio 1947Giovanni Megna, Vito Allotta, Vincenza La Fata, Giovanni Grifò, Lorenzo Di Maggio, Francesco Vicari, Castrenza Intravaia, Giorgio Cusenza, Margherita Clesceri, Serafino Lascari, Filippo Di Salvo

renato guttuso - portella della ginestra
Nella storia più che secolare del Primo maggio in Italia la pagina più sanguinosa venne scritta nel 1947 a Portella della Ginestra. Qui, riprendendo una consuetudine risalente all’epoca dei Fasci siciliani e interrotta dal fascismo, erano convenuti i contadini di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Circa duemila persone – uomini, donne, bambini e anziani – erano giunte a dorso di mulo, a bordo di carretti e anche a piedi, portandosi dietro le bandiere, gli strumenti musicali, cibo e dolci. Si predisponevano a una festa, avendo motivo di rallegrarsi.
La piana di Portella della Ginestra era infatti dominata dai monti Cumeta e Pizzuta e da lì sarebbe stato facile aprire il fuoco con le mitragliatrici contro la folla esposta ai colpi e senza possibilità di riparo.
Tutto venne predisposto con cinica cura e per l’occasione la banda Giuliano era stata rinfoltita con alcuni giovani prezzolati.
Il primo oratore, Giacomo Schirò, aveva appena iniziato a parlare quando si udì un crepitìo di colpi. Non tutti si resero ben conto di quanto stava accadendo e qualcuno pensò si trattasse di intempestivi mortaretti fatti esplodere in segno di festa. A qualcun altro tornarono forse alla mente le oscure e inquietanti parole ascoltate in paese: “Partite cantando, tornerete piangendo”.
Alla vista degli animali abbattuti e delle prime persone colpite fu chiara a tutti la tragedia che si stava compiendo. Il terrificante bilancio della sparatoria fu di undici morti e oltre cinquanta feriti.
La notizia dell’eccidio si diffuse rapidamente suscitando comprensibile emozione in tutta Italia. La Cgil proclamò per il 3 maggio lo sciopero generale e puntò il dito contro la “volontà dei latifondisti siciliani di soffocare nel sangue le organizzazioni dei lavoratori”.
La strage di Portella inaugurò la lunga teoria dei misteri di Stato, ben protetti da muri di gomma, contro i quali erano destinati a infrangersi la ricerca della verità e la sete di giustizia. E gli ingredienti tipici della strategia della tensione – depistaggi, morti sospette, ricatti – si ritrovarono tutti nel modo in cui vennero gestite le indagini sulla strage e chiuso l’imbarazzante capitolo del banditismo siciliano.
Nel 1949, sentendosi abbandonato dai suoi protettori che, in cambio dei servigi resi, gli avevano promesso l’impunità e l’espatrio, Giuliano scrisse una lettera ai giornali e alla polizia per rivendicare lo scopo politico della strage di Portella: “Non si poteva restare indifferenti davanti all’avanzata diabolica della canea rossa, la quale, allettando con insostenibili e stolte promesse i lavoratori, ha sfruttato e si è servita del loro suffragio per fare della Sicilia un piccolo congegno da servire al funzionamento della macchina sovietica”.
Il 14 luglio 1950 il bandito venne ucciso dal suo luogotenente, Gaspare Pisciotta, il quale fu a sua volta avvelenato in carcere il 9 febbraio 1954 dopo aver preannunciato clamorose rivelazioni sui mandanti della strage di Portella.
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NON CREDERETE AI VOSTRI OCCHI! GIURO!


E le genti che passeranno,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
e le genti che passeranno
mi diranno: " Che bel fior ".
È questo il fiore del partigiano,
oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,
è questo il fiore del partigiano
morto per la libertà.
Questa mattina, mentre mi recavo allo sgobbo quotidiano, su di un muro (abusivamente!) eravi postata una serie di manifesti che mostravano,
a parte i vecchi stemmi dell'ulivo e dei pidiessini, una figura umana con
un bimbo a cavacecio sulle spalle; sulla maglietta c'era scritto qualcosa
del genere: " ..... oggi sono un democratico ....... non torno indietro!!! .....ecc. !"
Domanda: perchè costui non mostra la faccia, ma solo la schiena?
Forse si vergogna????(GIUSTAMENTE).
ACCANTO A ME SEDEVA UN ANZIANO CHE HA AVUTO UN MOTO DI STIZZA! L'HO
AVUTO ANCH'IO! CI SIAMO GUARDATI: EGLI INDOSSAVA SUL REVERS DELLA
GIACCA LO STEMMINO QUASI INVISIBILE DELL'ASSOCIAZIONE PARTIGIANI.
NON MI SONO MAI VERGOGNATA TANTO IN VITA MIA: HO VISTO CHE DAI SUOI OCCHI SPUNTAVA, TRATTENUTA CON DIGNITA', UNA LACRIMA! SONO SCESA DALL'AUTOBUS DUE FERMATE PRIMA, VIGLIACCAMENTE, NON POTEVO SOPPORTARE QUESTO: PRIMA
DI SCENDERE GLI HO STRETTO LA MANO E LUI MI HA BACIATO SU UNA GUANCIA
"GRAZIE....GRAZIE" SONO STATE LE SUE PAROLE
Grazie a noi che dovremmo baciare la terra dove egli cammina!!!! Questo paese
non mi piace più, e non mi piace veramente.

HANNO FATTO PIANGERE UNA MINISTRA!
IL MINISTRO MELANDRI NON HA POTUTO RESISTERE ALLA FERALE NOTIZIA E UMANAMENTE HA PIANTO! MENO MALE, ANCHE I MINISTRI HANNO UN'ANIMA! PERO' ..........
HA DICHIARATO CON SIGNORILITA' E SENSO SPORTIVO CHE E' FELICE PER LE DUE NEW ENTRY DELLA UNIONE EUROPEA: LA POLONIA E L'UCRAINA.
Non mi risulta che l'Ucraina faccia parte della Unione Europea, e comunque un Ministro della Repubblica lo dovrebbe sapere, perchè ci si illude che i Ministri siano più belli, più colti, più alti e più biondi di noi, poveri mortali! Sigh!
come si può comunicare al Ministro che è incappata in un errore? Si spera che qualcuno dei suoi colleghi lo abbia notato, ma stando agli esperimenti compiuti dalle Jene, mi pare che ci sia da stare poco allegri circa il livello culturale dei nostri numi tutelari!
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LA TESTA DEL CHIODO![]()
La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?
Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l'ha! 
Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
LA STESSA COSA CAPITA
A PIU' DI UNA PERSONA!
la famiglia punto e virgola - Gianni Rodari
PER RASSERENARE IL CLIMA VOGLIO REGALARE QUESTA IMMAGINE IDILLIACA A TUTTI QUELLI CHE PASSERANNO DI QUA', MA SOPRATTUTTO AI MIEI AMICI CHE MI DIMOSTRANO SEMPRE TANTO AFFETTO E SIMPATIA!
SERENITA' PRIMA DI TUTTO E UN PENSIERO A CHI NON PUO' ESSERE SERENO PER CAUSA DI CHI CONFONDE LA LIBERTA' E LA DEMOCRAZIA CON LA VIOLENZA E LA FEROCIA VERSO I DEBOLI, I DIVERSI, GLI ALTRIMENTI ABILI!
BUONA PASQUA!!
FELICE PASQUA A
TUTTI!
Per pasqua rinuncia all'agnello!
L'agnello è un cucciolo tenerissimo, viene strappato alla madre (quando non viene sgozzato sotto i suoi occhi!!!!!) per finire sulla tavola, dopo un trasporto in crudele sofferenza, senza acqua e stipato che non si può muovere! Può solo piangere, chiamando la sua mamma che non lo può aiutare.........: se tu potessi ascoltare le sue urla strazianti quando lo sgozzano e lo appendono a testa in giù, a volte ancora agonizzante....... ne faresti senz'altro a meno!!!!!!
ogni agnellino non mangiato è un agnellino salvato per il futuro, fa che sulla tua tavola dove si festeggia il ritorno alla vita, non vi sia l'atroce sofferenza di un innocente barbaramente ucciso!
Fai che la tua Pasqua sia una Pasqua di bontà!
NON INVENTARE MOTIVAZIONI INTEGRALISTE! IL TUO DIO RISORTO PREFERIREBBE CHE SI RISPETTASSE LA VITA
3 APRILE 1944
A Roma al Forte Bravetta, viene fucilato il sacerdote Don Giuseppe Morosini. Dopo l'8 settembre entra nella Resistenza e riesce ad ottenere il piano operativo tedesco sul fronte di Cassino.
MA IL DELATORE dante bruna LO DENUNCIA ALLE SS PER 70.000 LIRE.
Insieme al Tenente Bucchi viene portato a Via Tasso ed entrambi vengono torturati, con la maestria che contraddistinse i fini carnefici nazisti; ma i due non parlano.
Il prete viene condannato a morte e la sentenza viene eseguita.
DON MOROSINI VIENE UCCISO A MEZZO FUCILAZIONE, DA UN REPARTO ITALIANO DELLA P.A.I.
Innalziamo lodi ai Caini.