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...e questo è il fiore del partigiano..morto per
la libertà...
(ANSA) - ROMA, 8 GIU - Denaro fresco per le casse dei cinque partiti
che inviano parlamentari a Strasburgo, vale a dire Pdl, Pd, Lega, Italia
dei Valori e Udc. Il partito di Silvio Berlusconi avra' oltre 103 milioni di
rimborsi elettorali, mentre quello di Dario Franceschini circa 84. A bocca asciutta rimarranno invece, per la prima volta, i partiti sotto la soglia del 4% imposta con la modifica alla legge elettorale europea varata quest'anno. La torta da spartire e' di 251.708.950 di euro. Una somma ingente, equivalente per esempio al taglio al Fondo sociale effettuato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti nella finanziaria del luglio scorso. Ad aver diritto ai rimborsi elettorali sono solo i partiti che eleggono almeno un eurodeputato; ma con la soglia del 4% introdotta quest'anno, sono solo cinque le formazioni che si spartiranno la somma complessiva. Quindi, ad esempio, il Pdl con il 35,25% dei voti non otterra' questa percentuale di rimborsi, bensi' una fetta piu' grande. Infatti i suoi 10.807.176 voti vanno ponderati su quelli ottenuti dai soli cinque partiti che hanno acquisito il diritto al rimborso, vale a dire 26.391.247 (tutti i votanti sono stati infatti 30.645.386, al netto dell'astensione). La percentuale sale allora al 40,95%, ed e' la fetta di rimborsi che otterra'. Stesso discorso per gli altri quattro partiti che accedono ai rimborsi.(ANSA).
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Siamo profondamente indignate, come donne impegnate nel mondo dell’università e della cultura, per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, tratta le donne sulla scena pubblica e privata.
Non ci riferiamo solo alle vicende relazionali del premier, che trascendono la sfera personale e assumono un significato pubblico, ma soprattutto alle modalità di reclutamento del personale politico e ai comportamenti e discorsi sessisti che delegittimano con perversa e ilare sistematicità la presenza femminile sulla scena sociale e istituzionale. Questi comportamenti, gravi sul piano morale, civile, culturale, minano la dignità delle donne e incidono negativamente sui percorsi di autonomia e affermazione femminili.
Il controllo che Berlusconi esercita sulla grande maggioranza dei media italiani, in spregio a ogni regola democratica, limita pesantemente le possibilità di esprimere dissenso e critica. Risulta difficile, quindi, far emergere l’insofferenza di tante donne che non si riconoscono nell’immagine femminile trasmessa dal premier e da chi gli sta intorno.
Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi coinvolti nel prossimo G8 dell’Aquila perché disertino l’appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi.
Chiara Volpato (Professore Ordinario – Università di Milano-Bicocca)
Angelica Mucchi Faina (Professore Ordinario – Università di Perugia)
Anne Maass (Professore Ordinario – Università di Padova)
Marcella Ravenna (Professore Ordinario – Università di Ferrara)
(22 giugno 2009)
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L'Aquila si sta sbriciolando. Il centro storico va sparendo e pochi edifici sono stati messi in sicurezza. Sembra che non ci siano i fondi per farlo. Mamma Piccì, però, non parla dei soldi entrati con sms, offerte e cavoli vari. Intanto continuano le opere faraoniche per il g8. Lì non si risparmia. Ieri la Camera ha dato il via libera al decreto. Tra le altre cose, si legge: "Per finanziare la ricostruzione in Abruzzo si da' il via libera al prelievo di una quota minima di un euro (e di conseguenza sale a tale importo la giocata minima di scommesse, giochi e giochi elettronici) per i giochi. Negli altri casi e' prevista un'aliquota non superiore al 4% delle somme giocate, con la possibilita' di graduare nel tempo le percentuali di tassazione in modo crescente per favorire le fasi di avvio di nuovi sistemi di gioco. Per i videogiochi e giochi elettronici si conferma la necessita' della loro collocazione "in ambienti destinati esclusivamente ad attivita' di gioco pubblico''. Se non fossi così depressa, mi verrebbe da ridere. E continuo a parlare con gente fiduciosa che aspetta la "casetta". Mi fanno rabbia. Anche pena, ma soprattutto rabbia.
Dopo la scossa di lunedì, altre crepe sui muri esterni della mia casa, al terzo e quarto piano, dove prima non c'erano. Lunedì son andata a mangiare un panino seduta sul muretto vicino casa, i piedi poggiati sui calcinacci. Piangevo e mangiavo. Ho scoperto di amare quella casa molto più di quello che credevo. Poi sono stata dai gatti della scuola. Son sempre di più, sempre più affamati e magri. Distribuivo cibo e chiedevo scusa di quello che è successo. Che colpa hanno avuto loro di essersi fidati di me? Ecco, è tutto.
non voglio aggiungere nulla di mio, ma se volete sapere la verità che ci nascondono, andate spesso sul blog di Elenamaria che vive sulla sua pelle la realtà!
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INCREDIBILE EPISODIO A VERONA
Chiama l'animale 'Berluscane'
perchè è troppo in calore:
60 euro di multa dai vigili
L'uomo, che ha anche un altro quadrupede chiamato 'Noemi', ha modificato il cartello sul cancello di casa: "Attenti al Berluscane". Gli agenti si sono appellati a questa motivazione per stangarlo
Verona, 23 giugno 2009 - Il vecchio cane lupo è ancora vigoroso, per questo è stato battezzato ‘Berluscane’ dal suo padrone, un signore di Verona noto per la sua eccentricità. Il nome, però, è risultato poco gradito da qualche vicino di casa che ha informato della cosa i vigili urbani, ai quali non è rimasto che fare una contravvenzione all'uomo perché sul cancello manca il cartello ‘Attenti al cane’. Per la verità il cartello c’è, ma è stato storpiato in ‘Attenti al Berluscane’.
La vicenda, riportata oggi da L’Arena, ha per protagonista il signor Imerio Mariotto, proprietario di altri tre cani (di cui uno battezzato ‘Noemi’), che però non ha intenzione di abbassarsi a pagare la sanzione da 55,60 euro. Il suo legale, l’avvocato Guariente Guarienti, presenterà ricorso al giudice di pace, motivando la scelta del cartello e del nome.
Nella memoria difensiva, Mariotto sostiene che Berluscane è stato chiamato così per una ‘’vivacità amorosa inversamente proporzionale all’età" ma in realta è un animale tranquillo, che "i cani femmina che si presentassero al cancello, soprattutto se cagnette giovani e ambiziose", potrebbero avvicinare senza timore di avance. Questo perché "a differenza degli esseri umani, sempre teoricamente disponibili, cagne e cagnette, per suscitare interesse, devono essere in calore".
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La iena degli archivi contro Augusto Minzolini. Ieri il direttore del Tg1 si è deciso a render conto ai suoi ascoltatori del silenzio tenuto dalla sua testata sui casi in cui è coinvolto il presidente del Consiglio. Qui la sua dichiarazione video (qui per iscritto) dove ci dice che “in questa storia piena di allusioni non c’è ancora una notizia“, le notizie essendo ciò che i giornali debbono scrivere o trasmettere (a dire il vero ci sono testimoni e prove, ma lasciamo perdere, quello che conta qui sono le parole del direttore).
Oggi, linkatissimo in rete, esce questo post con questa sua dichiarazione del 29 ottobre 1994. Per chi volesse leggere l’integrale, con altre parole di saggezza, cliccare qui, è un pezzo di… Repubblica.
“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico” - (ah!ah!ah!ah! - va avanti tu che a me' me viè da ride!))
p.s.
si chiama “crowdsourcing”, quando l’attenzione e l’occhio della rete segnala ai media perle che erano andate smarrite.
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Nel 1966 Ivan Della Mea scrisse una canzone che iniziava così: “O cara moglie stasera ti prego, / di' a mio figlio che vada a dormire / perché le cose che io ho da dire / non sono cose che deve sentire. / Proprio stamane là sul lavoro, / con il sorriso del caposezione / mi è arrivata la liquidazione, / mi han licenziato senza pietà. / e la ragione è perché ho scioperato”. Ve la riportiamo perché a 69 anni, all'ospedale San Paolo di Milano, il cantautore nonché poeta, scrittore, uomo appassionato del destino degli uomini, un battagliero sostenitore degli ideali di giustizia sociale, uomo di sinistra, è morto nella notte tra sabato e domenica.
Se n'è andato un artista completo, dotato di una capacità rara di cogliere la realtà: lo dimostrò “O cara moglie” che ha accompagnato il '68, le lotte degli anni Settanta e che risuona sorprendentemente, o forse amaramente, attuale nell'Italia dei precari di oggi. Fino all'anno scorso scriveva di tanto in tanto per l'Unità.
Ivan Della Mea è stata una delle figure più importanti di una cultura ancorata alle ragioni di chi lavora o di ha perso o cerca il lavoro. E un musicista autentico: rileggeva in chiave attuale la tradizione e il folk virandola come pochi sanno fare al nostro tempo. Spesso con ironia e con umorismo.
Era nato a Lucca il 16 ottobre 1940, poi andò a Milano e qua, nel 1962, fondò con Gianni Bosio il Nuovo Canzoniere Italiano, formazione essenziale del folk. Ma prima di passare a tempo pieno alla musica fece ogni tipo di lavoro: operaio, scaricatore, fattorino, barista, correttore di bozze.
Ha scritto canzoni e ballate, talvolta in dialetto milanese, senza abbandonarsi alle mode. Ha avuto come compagni di viaggio artisti come Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli. E nel 1966 pubblicò per la neonata etichetta musicale «I dischi del sole» il suo primo disco, «Io so che un giorno»: primo capitolo di una narrazione che non ha mai risparmiato critiche a una società che divideva privilegi e fatica. Ivan Della Mea contestava il potere ingiusto, la società capitalista, ma non risparmiava critiche alla sua amata sinistra, quando lo riteneva necessario: anni fa non esitò a scrivere una lettera a Bertinotti in veste di segretario di Rifondazione dicendo in sostanza che la sinistra aveva perso la sua strada, che stava tradendo se stessa accecata dal potere. Lui non ebbe mai benefici dal potere. E “Comunista”, per Ivan Della Mea, non era una parolaccia o un passato da dimenticare.
Di grande umanità e artista versatile, ha inciso dischi come “Il rosso è diventato giallo”, “Se qualcuno ti fa morto”, “La nave dei folli”, “La piccola ragione di allegria”. Tra i libri, perché scriveva molto bene, la sua bibliografia indica “Fiaba d'orso, di bagatto di un giorno centenario» (1984), «Il sasso dentro” (1990), “Se nasco un'altra volta ci rinuncio” (1992, primo Premio Forte dei Marmi« per il libro più divertente dell'anno»), “Un amore di luna” (1994). Infine, a ricordarne la versatilità, va detto che lavorò un paio di volte anche per il cinema: con Franco Solinas scrisse il soggetto dello spaghetti-western «Tepepa» (1969), dieci anni dopo parteciò al film di Paolo Pietrangeli “I giorni cantati” con Roberto Benigni, Melato e Giovanna Marini.
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